Tra cio’ che appare



A cura di Irene Coscarella
Di  Elsa Casanova, Luca Calderó, Albert Gironès, Elena Bulet i Llopis

17 sept to 15 Oct 2026
— Open by appointment



Tra ciò che appare
raccoglie pratiche di quattro artisti catalani selezionati nell’ambito del Premio Miquel Casablancas, organizzato da Sant Andreu Contemporani (SAC).
Attraverso linguaggi e approcci differenti, la mostra esplora il modo in cui facciamo esperienza della realtà. In Tra ciò che appare, il visibile non coincide con un dato immutabile, ma con un processo di costruzione. Le opere interrogano le condizioni stesse della visibilità, mostrando come essa sia sempre parziale, situata e continuamente negoziata. Da un lato, ci sono ricerche che prendono forma da esperienze personali e corporee, esplorando temi come l'identità, la malattia e la vulnerabilità. Dall’altro, troviamo lavori che analizzano i dispositivi visivi e simbolici che plasmano gli immaginari culturali, mettendo in discussione il rapporto tra rappresentazione e realtà.
La ricerca di Luca Calderó prende forma dalla fatica di mantenere un equilibrio, tanto fisico quanto emotivo, all’interno di un processo di definizione del sé. L’artista lascia entrare nelle proprie fragilità. Si confida con una foca e abbandona il proprio corpo tra le braccia di qualcun altro. Così, Calderó trasforma il corpo in uno spazio di esplorazione. Mettendolo alla prova, osserva la malattia e l’identità in contesti apparentemente inconciliabili (l’ascesi del monastero o l’edonismo di una scuola di surf), facendo dello spaesamento il proprio metodo di indagine.

Anche nella ricerca di Albert Gironès troviamo una forma di straniamento, legata in questo caso alla percezione della luce, del paesaggio e di alcuni fenomeni naturali. Nel suo lavoro, Gironès indaga le costruzioni culturali che legano esperienza e contesto, rendendoli situati e inseparabili. Il progetto Veure's sense saber-se vist parte dal fenomeno ottico noto come “spettro di Brocken”, in cui l’ombra di una persona viene proiettata sulla nebbia e circondata da anelli colorati prodotti dalla diffrazione della luce. La caratteristica di questo effetto è che può essere sperimentato soltanto attraverso la propria ombra, ed è proprio questo che ha portato a interpretarlo come qualcosa di magico e ultraterreno. Gironès parte da due luoghi emblematici: il monte Emei, in Cina, e il monte Brocken, in Germania, dove lo stesso fenomeno ha dato origine a narrazioni opposte. In Cina è diventata una manifestazione spirituale, nota anche come “Luce di Buddha”, mentre in Germania è stata associata alla stregoneria e alla demonologia. Con uno sguardo analitico, ma intrinsecamente romantico, Gironès ripercorre l'ascesa di entrambe le montagne e mappa le stratificazioni narrative che le attraversano. 
Nel lavoro fotografico di Elena Bulet, i corpi si configurano come luoghi in cui sedimenta la memoria. In La balsa (Lo stagno), l’artista esplora le dinamiche familiari, trasformandole in un luogo sospeso in cui i ricordi e l’immaginazione si intrecciano. Bulet riscopre oggetti, modella e incastra corpi, quasi a crearne dei simulacri. Nei movimenti e nei gesti affiora qualcosa di essenziale: una dimensione del corpo che precede la parola. Le sue immagini restituiscono così un universo familiare frammentato, opaco e in continua trasformazione.

Con Hunting Instruction e Captive Gaze, Elsa Casanova sposta infine l’attenzione sul rapporto tra essere umano e natura, concentrandosi sulla messa in scena di quest’ultima. Nella sua pratica, l’artista si trasforma e impersona, utilizzando spesso il proprio corpo per enfatizzare e mettere in discussione codici e simbologie visive. In questo caso, Casanova indaga il modo in cui lo sguardo umano organizza, classifica e addomestica ciò che viene definito selvaggio. La violenza esplicita perde la sua centralità e lascia spazio a una sorta di coreografia, fatta di gesti, posture, sequenze e movimenti. 


Elsa Casanova
(Barcellona, 1994) è un'artista, designer e ricercatrice. La sua pratica utilizza la produzione di immagini, l'hacking di oggetti e la performance per decostruire i codici e le simbologie visive, evidenziando l'appropriazione estetica e la strumentalizzazione politica dei temi trattati. Con una formazione in design industriale, ha conseguito un Master in GEO–Design presso la Design Academy Eindhoven (2022) e un Postgrado in Analisi del Capitalismo presso l'Universitat Autònoma de Barcelona (2019). Il suo lavoro è stato esposto presso la Fundació Miró (Spagna, 2025), Sala Amadís (Spagna, 2025), Matadero Madrid (Spagna, 2024), TBA21 (Spagna, 2024), Centre d'Art La Panera (Catalogna, 2024), Sala d'Art Jove (Catalogna, 2024), Frappant Gallery (Germania, 2024), CentroCentro (Spagna, 2024), ACVic Centre d'Arts Contemporànies (Catalogna, 2022), Dutch Design Week (Paesi Bassi, 2022), Milano Design Film Festival (Italia, 2021).

Luca Calderó (Barcellona, 1999) è un artista e ricercatore. La sua pratica si basa sulla scrittura, intesa come corpo ed espansione, che prende forma di performance, testo, video e installazioni. Partendo da esperienze personali, la sua ricerca indaga la feribilità (la capacità del corpo di ferirsi) come spazio di relazione con il trascendente. Laureato in Belle Arti presso l'Universitat de Barcelona, frequenta il Master in Ricerca Artistica alla Royal Academy of Art de L'Aia grazie alla Borsa di Studio della Fundación Botín (2025-2026). Già vincitore del Premio Art Jove (2023) e della Borsa Barcelona Crea (2024), ha presentato le sue opere e performance presso Hangar (Barcellona, 2025), la Fundación Joan Brossa (Barcellona, 2026) e Espai nyamnyam (Mieres, 2026).

Albert Gironès (Valls, 1995) è un artista visivo e ricercatore. Ha conseguito la laurea in Belle Arti presso l'Universitat de Barcelona (2017) e un Master in Produzione e Comunicazione Culturale alla Universitat Ramon Llull (2019). Ha partecipato a numerose residenze artistiche internazionali (tra cui Kunststiftung Baden-Württemberg, Tsonami Arte Sonoro, Hangar e Fabra i Coats) e a programmi di ricerca come Cultural Rizoma. IL suo lavoro è stato esposto presso Las Cigarreras (Alicante), Homesession, Ciclo Temporals (Barcellona), Galería BASE (Valparaíso), La Capella del Carme (Palamós), Centre d’Art Fabra i Coats e Arts Santa Mònica (Barcellona), Bòlit Centre d’Art Contemporani (Girona), Centre del Carme Cultura Contemporània (Valencia), Sala Amadís (Madrid), AlbumArte (Roma) e Tianyi Art Gallery (Chengdu). 

Elena Bulet i Llopis (Barcellona, 1997) Artista visiva con base a Barcellona, la cui pratica esplora le dinamiche familiari, i modelli di comportamento e la memoria democratica della Spagna. Lavora attraverso la fotografia e l'installazione. I suoi progetti fotografici nascono dal dialogo con gli archivi che, combinati con elementi di finzione, permettono di riimmaginare situazioni del passato e aprire nuovi spazi di connessione.

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La mostra sarà aperta su appuntamento fino al 15 ottobre.

Per info: info@muchomas.gallery

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